Introduzione
Per le sue imponenti dimensioni e la durata, piu’ che secolare, il ciclo migratorio si può definire come una “rivoluzione silenziosa” nei confronti della società d’origine, ferendo in modo netto non solo il tessuto sociale e demografico, ma anche l’economia, la tradizione e la cultura. Di contro questo flusso migratorio italiano ha senz’altro lasciato un impronta indelebile nella struttura demografica e sociale e nell’arricchimento delle culture dei paesi d’accoglimento, pressoché in tutti i continenti e in quasi tutte le nazioni industrializzate.
Dell’emigrazione italiana si può affermare che si è trattato del piu’ grande esodo di un popolo nella storia moderna, l’Italia è stato l’unico paese del mondo industrializzato ad alimentare così a lungo una massiccia emigrazione all’estero , infatti questo flusso è stato continuo e numericamente elevato, dai tempi dell’Unità d’Italia fino agli anni ’70 del secolo scorso.
Impressionanti sono le cifre del movimento migratorie e i dati ufficiali dal 1876 al 1980, ci danno un’idea del fenomeno : oltre 26 milioni sono gli emigrati all’estero (un numero addirittura superiore alla popolazione italiana all’epoca dell’Unità d’Italia).
Le nazioni meta del movimento migratorio italiano (nell’arco di un secolo) sono: gli Stati Uniti (5.700.000 emigranti), la Francia (4.400.000), la Svizzera (4.000.000), l’Argentina (3.000.000), la Germania (2.500.000), il Brasile (1.500.000).
Le regioni italiane che maggiormente hanno contribuito all’esodo migratorio sono: il Veneto (3.000.000), la Campania (2.700.000), la Sicilia (2.500.000), Lombardia e Piemonte (2.300.000), il Friuli (2.200.000) e la Caloria (2.000.000).
Statistica degli anni 1904/05/06/07 relativa all'emigrazione nella Provincia di Lucca.
Le statistiche ci dicono che circa la metà degli emigranti è rientrata, raramente quindi l’emigrazione è stata una scelta definitiva e irrevocabile (per tutti il sogno era di tornare al proprio paese), ma nonostante il ritorno alla terra d’origine l’apporto culturale e professionale è stato sostanziale per le popolazioni delle società d’accoglimento. Si può capire pertanto come una così imponente massa di emigranti abbia potuto produrre nell’arco di successive generazioni un’enorme popolazione di origine italiana oramai inserita a pieno titolo nella comunità originaria dei paesi d’adozione.
Gli italiani emigrati in tutto il mondo hanno lasciato un’impronta significativa in ogni mestiere e professione, hanno portato ovunque le proprie conoscenze, la forza delle loro braccia e la vivacità della loro intelligenza, incidendo nello sviluppo economico e culturale dei paesi d’accoglienza. Il loro contributo è stato decisivo per il decollo industriale degli Stati Uniti, Argentina e Brasile, paesi che rappresentano i casi piu’ significativi del contributo umano e tecnologico degli italiani all’estero.
Come si evince dalle statistiche la Toscana non ha subito esodi biblici al contrario di molte altre regioni italiane, ma si puo’ affermare senza ombra di dubbio che alcune zone come la Garfagnana, la Lunigiana e la Montagna Pistoiese hanno dovuto subire in modo imponente le ondate migratorie verso i paesi disparati e lontani.
Venendo al caso specifico di Montecatini Terme si puo’ notare che, pur non raggiungendo vette di emigrazione paragonabile a quella sopra indicate, ha contribuito con centinaia e centinaia di uomini, donne e bambini a quella “rivoluzione silenziosa” che ha cambiato in modo sensibile sia il paese di partenza che quello di arrivo, e sicuramente in tutto il mondo ci saranno migliaia di persone nelle cui vene scorre il sangue montecatinese e valdinievolino.
Dalla statistica tratta dal “Bollettino dell’emigrazione” n. 12 del 1910, si evidenzia il flusso migratorio ai primi del secolo, da notare che Montecatini era diviso in Bagni di Montecatini e Montecatini Valdinievole, e che la provincia non era ancora Pistoia bensì Lucca.





