Miscellanea > Donne e adolescenti

Per concludere, in relazione alle difficoltà incontrate dagli emigranti, e soprattutto dalle donne, che anche allora, unitamente ai bambini hanno piu’ sofferto e pagato, perché sfruttate e malpagate, proponiamo il resoconto che la “ Società di Patronato per gli Emigranti della Provincia di Lucca e della Garfagnana” dava nel 1912 sul tema delle "Donne Emigranti".

Non insisteremo sull’emigrazione delle balie, che in molti paesi della nostra regione è rappresentata da una cifra proporzionalmente elevata. Nel 1912 essa non ha dato luogo a notevoli incidenti. Abbiamo detto altre volte e ripetiamo che questa emigrazione genera inconvenienti meritevoli di seria considerazione, tra cui quello dell’abbandono da parte delle madri delle piccole creature in mano a donne inadatte all’ufficio di nutrici, onde il deperimento dei piccoli e conseguentemente quello della razza.
Non nasconderemo altri inconvenienti di ordine morale. Ma se abusi vi sono, e speculazioni punto onorevoli, non possiamo prendere alla lettera quello che leggiamo in una recente relazione interno ad un commercio infame esercitato in certi centri della lucchesia, per il quale un giovinastro si fidanza ad una fanciulla, questa diviene madre, va a deporre alla Maternità di Marsiglia un figlio che nasce suddito francese, si colloca come balia, e manda un mensile a chi le ha dato modo di procurarsi quel guadagno.
A dire il vero, casi di questo genere ed in questi termini non sono a nostra conoscenza, sebbene non manchiamo d’informazioni raccolte nella Lucchesia e in Marsiglia, e quindi a maggior ragione non possiamo adattarci a sentir dire che tali casi siano frequenti.
L’emigrazione ad opifici fuori d’Italia non è in generale adatta né profittevole alle fanciulle della nostra regione. Cerchiamo di contrastarla quanto possiamo; ma se non si verifica una contravvenzione alla legge, i nostri mezzi si riducono al consiglio e all’esortazione, non sempre vittoriosa sul desiderio di guadagni fantasticamente intraveduti. Dobbiamo pertanto deplorare che alcune fanciulle di Pariana siano state ingaggiate nelle seterie Joncquieres (Vaucluse) in Francia. La paga che ricevono è già al di sotto della media per lo stesso mestiere in Francia, e subisce delle ritenute per viaggi, onde è appena sufficiente per il mantenimento. L’alloggio non è affatto conveniente, e l’agglomerazione da origine a malattie nella calda stagione. Il trattamento da parte della Direzione è assai duro.
Quelle operaie che dalla necessità si sono lasciate spingere a Joncquieres, dopo la prova fatta, non desiderano di meglio che tornare in Patria. Le ragazze Camaioresi e Garfagnine, che nel 1911 andarono a Sroppelturgi in Svizzera, furono assistite con premura da parte di questo Patronato prima della loro partenza. Saputosi dell’arruolamento che si faceva a Camaiore ed a Gallicano da un agente della Ditta Coats & C. si procurarono le piu’ precise informazioni, e si fecero pratiche affinché tutto procedesse nelle forme volute e con le debite garanzie per le giovani operaie.
Il trattamento che esse ricevono non è disprezzabile sotto l’aspetto del salario, e meno ancora sotto quello dell’alloggio, fornito dalla Ditta in un magnifico asilo diretto da una signora tedesca. Il regime del vitto, per quanto piu’ che sufficiente, non è quello al quale sono abituate le ragazze nostrane, e lo stomaco non è molto facile a cambiare abitudini.
Soprattutto è l’ambiente locale che non le appaga. Troppo differente è il nostro cielo ed i costumi nostri, e non ostante i molti vantaggi che Stroppel con suo asilo presenta alle fanciulle, queste vi si trovano alquanto a disagio. La disciplina tedesca male si addice alle vivaci fanciulle toscane. Esse delineavano perfettamente la loro indole quando dicevano alla signorina Amy Bernardi nella sua visita a Stroppel: noialtre a metterci in collegio col regolamento attaccato al muro, ci sta bene per sei mesi, e poi ci pare di essere diventate uccelli da gabbia.
Il fatto è che a Stroppel è succeduto un inconveniente. Una ragazza camaiorese presentatasi all’asilo qualche minuto dopo l’orario fu respinta con maniere inflessibili, quindi l’intervento delle compagne per farla rientrare, gli stratagemmi, una ribellione con qualche piccolo danno, l’espulsione e la fuga delle piu’ audaci. La cosa fece rumore in patria, e noi ci adoperammo per sistemare la vertenza, far liquidare i salari che la Ditta tratteneva, e far rimpatriare gratuitamente le piccole sovversive.


Ecco come le cronache dell’epoca, raccontano di alcuni casi di difficoltà degli emigranti. Il resoconto è dell’anno 1912 della "Società di Patronato per gli Emigranti della Provincia di Lucca (della quale Provincia, all’epoca, anche Montecatini faceva parte) e della Garfagnana".

Interessi di emigranti

Classifichiamo sotto questo titolo certe conseguenze di carattere economico, derivanti dal fatto dell’emigrazione, come sarebbero indennità spettanti ad emigranti o alle loro famiglie per ragioni di infortunio, diritti o crediti non potuti altrimenti liquidare.
Sono affari, che richiedono pratiche lunghe e difficili, le quali restano conservate in voluminosi incartamenti. Le difficoltà e le lungaggini provengono in gran parte dal dover trattare questioni che fanno capo in paesi lontanissimi, e spesso nella mancanza degli elementi opportuni, non essendo gli interessati capaci di fornirli.
Nondimeno abbiamo potuto concludere nel 1912 diverse pratiche per indennità in seguito ad infortuni. Una di esse ha durato tre anni, altra poco meno. Riguardavano vedove ed orfani per la morte di mariti padri, e si sono svolte una a Parigi e le altre negli Stati Uniti d’America. Hanno avute tutte esito favorevole. Una sola a favore di un individuo per la morte di un fratello in ferrovia ha avuto esito negativo.
Nel naufragio del Titanic, avvenuto nella notte tra il 15 e il 16 aprile, trovarono la morte due individui della nostra Provincia. Uno di essi lasciò supersite la consorte, pure compagna del disastroso viaggio; l’altro lasciò i genitori nella miseria. Assistemmo la vedova del primo nel pietoso ufficio di ritirarne la salma, e le procurammo delle notevoli facilitazioni per il funerale. Iniziammo le pratiche perché i superstiti ricevessero le convenienti indennità, e queste pratiche hanno avuto dei favorevoli risultati parziali, restando ancora in corso per il rimanente.
Abbiamo trattati il recupero di crediti o di beni, a profitto di emigranti e le loro famiglie, e ne abbiamo in corso diverse, taluna di molto rilievo. Abbiamo ancora procurato vantaggi ad emigranti in caso di rimpatrio. Dodici furono i rimpatrii gratuiti ottenuti. Fra essi è notevole quello di due bambini, che nell’assenza del padre e nella malattia della madre furono ricoverati in un Orfanotrofio dell’America del Nord. Gravissime difficoltà furono opposte per la consegna dei bambini, e la pratica durò per tre anni.


Ieri come oggi la categoria che piu’ è stata sfruttata dal fenomeno emigratorio è quella dei fanciulli. Già nel 1912 la “Società di Patronato per gli Emigranti della Provincia di Lucca e della Garfagnana” nel suo resoconto annuale riportava:

I fanciulli emigranti

L’emigrazione lucchese e garfagnina comprende una discreta quantità di fanciulli, i quali fanno parte delle compagnie dei figurinai : elemento quasi indispensabile, perché, mentre i grandi lavorano, i piccoli si aggirano per esitare la merce fabbricata.
Ordinariamente entrano a far parte di compagnie composte di prossimi parenti, quando sono affidati ad estranei, succedono casi di sfruttamento e maltrattamento. Lo stesso è da dire per l’emigrazione dei gelatieri, i quali si servono dell’opera dei ragazzi per la preparazione dei loro prodotti. Abbiamo a volte avuto il sospetto d’irregolarità in questa materia, e non abbiamo tardato di verificare. Un’inchiesta fu eseguita a proposito di una partenza di una comitiva di figurinisti della Valeriana (Pescia).
Una visita ai paesi di Sorana, Castelvecchio, San Quirico di Valeriana ci dette risultati tranquillizzanti. Poiché nessuno dei partenti era sotto i quindici anni ed i capi della carovana erano persone di fiducia. Alcuni erano diretti in Austria, altri si recavano a Varsavia a raggiungere una comitiva colà residente. I figurinai della Valeriana ci danno motivo a far parola di questa industri largamente esercitata dagli emigranti della montagna lucchese.
Per quelli di alcuni località, come appunto la Valeriana è tuttora la quasi esclusiva professione all’estero. E presso costoro l’organizzazione della comitiva, o compagnia, come essi dicono, come pure il contratto di lavoro, conserva la forma primitiva, che era la piu’ sincera ed onesta. Il reclutamento di quei figurinai viene fatta dai capi, i quali sono pratici nel mestiere e posseggono i mezzi sufficienti per costruire l’azienda. Essi sono uno o piu’, secondo l’importanza della compagnia, anticipano i capitali, fanno le spese, raccolgono i prodotti.
Tengono sotto di se operai e venditori. Questi sono ragazzi sopra i 16 anni, ma talvolta al di sotto, trattandosi di fanciulli emigrati con membri delle loro famiglie. I venditori hanno dai padroni vitto e alloggio, ed un terzo del guadagno sulla merce venduta. Operò se in capo ad una settimana non raggiungono un guadagno di 30 o 40 lire (alcuni padroni ne vogliono 60 o 70), sono multati con una penale, che al minimo è di tre lire. Il guadagno dei fanciulli varia da 20 a 30 lire al mese dopo un anno di tirocinio.
Anche questi hanno un profitto proporzionale al guadagno fatto, come premio d’incoraggiamento : su sette lire mezza lira; su dodici lire una lira. Se il ragazzo dopo un anno di tirocinio non ha fatto riuscita, viene rimpatriato. In queste forme primitive e tradizionali il contratto è semplicemente verbale e di buona fede, atteso che le compagnie si compongono per lo piu’ di parenti, ed i capi sono persone di piena fiducia. In paesi piu’ evoluti il contratto si fa per iscritto.
L’impresario tratta con i genitori dei ragazzi per una campagna di 30 mesi, ed un compenso che varia dalle 400 alle 600 lire, facendo carico a lui le spese di viaggio, vitto ed alloggio. Questa forma di contratto è generalmente adottata per i ragazzi gelatieri, e per quei casi in cui l’impresario non è un parente, o una persona sulla cui fede si possa interamente contare.
Ma i garzoni spessissimo si lamentano del contegno di questi padroni, dai quali hanno vitto ed alloggio insufficienti, e maltrattamenti, se, rincasando dopo la giornata o a gita di vendita non hanno fatto buoni affari. Quindi è che pochi finiscono col padrone la campagna intrapresa, ed allora questi vien meno ai patti, e della somma convenuta non dà loro che poche lire.
Al momento attuale l’industria dei figurinai, o piuttosto il sistema di vendita girovago, e ostacolato in molti paesi d’Europa. La patente ai venditori è negata, o per lo meno concessa con grandissima difficoltà, in Austria e in Germania. Chi può ottenerla guadagna il cento e il centocinquanta per cento. In Svizzera non è concessa affatto, e così pure in piu’ luoghi della Gran Bretagna. La conseguenza di questo stato di cose è che molti hanno reso stabile l’esercizio della vendita e aperto magazzini e negozi, che vanno dalla modesta bottega al grande stabilimento.
Se ne trovano in ogni parte del mondo. Varrebbe fare l’elenco delle principali città d’Europa e d’America, e di molti paesi secondari, dove è insediata l’industria dei figurinai. Il Corriere d’Italia uscito a Parigi sui primi del 1912 affermava che a Parigi e dintorni si trovano 92.000 italiani e fra essi 800 venditori di statuette toscani, che val quanto dire lucchesi.
Per quanto si voglie ritenere esagerata questa seconda cifra, essa può dare l’idea dell’importanza di questa industria, quando si pensi che è estesa per tutto il mondo civile, e che in alcune città e paesi ha preso uno sviluppo assai grande. Così avviene ora negli Stati Uniti, dove gli stucchini trovano un terreno molto favorevole, e dove accanto alle compagnie, che esercitano la lavorazione minuta, sorgono le ditte che impiegano gran numero di operai, e produucono statue, decorazioni, oggetti artistici molto ricercati ed apprezzati.


Per quanto riguarda piu’ da vicino la Valdinievole è molto interessante il lavoro pubblicato dfa Franchi Nicoletta sul “Bollettino di Demografia Storica” n. 29 del 1998.

Ad essere interessate sono ovviamente le areee economicamente piu’ arretrate come i territori montani dei comuni di Pescia, Vellano, Villa Basilica e quello collinare di Massa e Cozzile; ma il reclutamento si spingeva anche verso la pianura “ povera “ del comune di Ponte Buggianese dove peraltro i casi di garzoni figurinisti risultano quasi una eccezione mentre era fortemente presente l’emigrazione femminile legata soprattutto al baliatico.
Spesso sono segnalazione dei genitori di maltrattamento dei figli, richieste dei genitori di rimpatriare i figli dall’estero, sollecitazioni, di pagamento dei salari pattuiti, ricerche e richieste di informazioni sulla salute dei garzoni, notifiche di rimpatri coatti in seguito a espulsioni dai paesi esteri per vagabondaggio, per mancanza di mezzi, per professione girovaga e per furto.
Per questo il numero consistente di pratiche relative a casi di questo genere rinvenute tra i documenti archivistici valdinievolini costituisce una circostanza storicamente rilevante di per sé che cercheremo di contestualizzare ma, ovviamente, non rappresenta che una parte del fenomeno nel suo insieme, relativa a casi che potremmo definire “eccezionali”, proprio perché si trattava di situazioni in cui si era ritenuto indispensabile il coinvolgimento delle autorità comunali.
Al di là di questi casi ufficialmente registrati c’è da immaginare una discreta quantità di altre situazioni “anomale” soffocate nel rapporto diretto tra garzoni e padroni o tra padroni e genitori senza arrivare a concretizzarsi in una documentazione ufficiale e, ovviamente, una fetta di casi risoltisi “normalmente”, con sufficiente risposta alle aspettative di entrambe le parti. L’analisi si è concretata su quattro comuni : Massa e Cozzile, Pescia, Vellano e Villa Basilica, e su un arco temporale di circa venti anni, dal 1890 al 1912. La scelta di far partire l’analisi dall’ultimo decennio dell’ottocento si motiva in quanto il fenomeno migratorio legato alla compagnie dei figurinai risulta essersi affermato, in Vladinievole, solo in quegli anni, mente i flussi migratori precedenti vedevano una forte presenza di braccianti, muratori e simili.
E’ evidente come la fascia di età preferita dai reclutatori fosse quella dai 14 ai 17 anni e conseguentemente è proprio su questa fascia che si registrano piu’ numerose anche le rimostranze, mentre meno numerosi risultano i “casi” relativi a ragazzi piu’ giovani e, a maggior ragione, quelli relativi a garzoni figurinai oltre i 17 anni. Questi ultimi, soggetti all’obbligo di leva, ben di rado potevano accettare ingaggi di venti o piu’ mesi ed erano comunque anche piu’ in grado di gestire direttamente le loro controversie.
Se si pensa alla facilità con cui, in una situazione di generale miseria e analfabetismo, questi contenziosi potevano essere soffocati, impressiona la presenza di cinque istanze formali transitate attraverso gli uffici comunali per il pagamento di salari arretrati, di quattro richieste di rimpatrio, di quattro richieste di pagamento e rimpatrio immediato, di ben nove richieste di rimpatrio dei garzoni a seguito di maltrattamenti dei padroni e di nove pratiche in cui gli uffici comunali avviano accertamenti sulla base di istanze diverse (come presunti maltrattamenti, notizie di arresto, ecc..). Ma quello che può essere considerato un documento veramente eccezionale è quello che riguarda il caso del quattordicenne Florindo Maffei. Si tratta infatti di una lettera autografa dello stesso ragazzo che è stata conservata all’interno della pratica comunale per l’invio di una nuova copia del passaporto; il ragazzo infatti ha scritto alla madre di essere scappato dal padrone che lo maltrattava e di essere ora privo di documenti:

Dresden il dì 10.05.1901
Carissima Madre
Vifo consapevole che io sono scapatto di quei padroni che ero Prima a Cemminise e vifo sapere i maltrattamenti che o ricevuto da loro mi picchiavano dormire male e anche senza mangiare, chome uno schiavo ma anchora pegio Bene carissima mamma vifo sapere che io miritrovo a Dresden il Passaporto melano tenuto loro eio mi son rechato dal Console di Dresden e mia detto che scrivesi avilla Basilica che mi mandasi il Nula austa ma pero che andate la non inporta, fatte una letera metteteci sopra che voi siete contenta che loro mi rilascino il passa porto o che midiino quando fu in casa nosta faceva tanto da gesuita non abarreste creduto che mi tenesi chosì male avette visto tutte quelle lettere che Vio scritto le anno scrite sempre loro senza che io sapessi Nulla e per forza mitochava adire che io stavo bene dopo quattordici mesi viscrivo unaletera come mipare, è mi facevano lavorare giorno enotte ora miritrovo molto contento mi anno cresciuto dove sonno tornato ora, è fatte sapere che io non stia piu’ un minuto chonloro sulla letera, fattela scrivere a Alfredo che questa letera lavoglio fare legiere al Console. Ora fattimi sapere chome vanno glii a fari costagiu, Risaluterete Mariadomenicha e tutta la famiglia Altro non miresta che salutarvi di vero cuore voi e tutta la famiglia Eio per Natale venco a acasa e questo e il mio indirizo
Palmastrasse n 10
Dresden

Mifirmo vostro a fezionatisimo Figlio
Florindo Maffei
Miracomando chimi scrivete subitto, subitto
Quando vengho vengho insieme a glii amici a Natale

Gli elementi di rilievo che emergono da questa lettera riguardano, oltre ai maltrattamenti fisici come le percosse e la mancanza di cibi, l’abitudine dei padroni di trattenere, come garanzia contro le tentazioni di fuga, i documenti dei ragazzi loro affidati e anche quella di scrivere in loro vece ai genitori fornendo notizie rassicuranti che magari non corrispondevano affatto alla realtà. Ma la lettera documenta anche su un altro piano lo scarso coinvolgimento delle autorità italiane all’estero: il Console infatti, anziché prendere direttamente in mano il caso, incarica lo stesso ragazzo di farsi mandare il nulla osta dall’Italia, attivando in questo modo un meccanismo piu’ complesso che coinvolge il ragazzo, la madre e il Sindaco in una corrispondenza lunga e faticosa.