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Natalini Ada & Ida - Capitanini Alfredo
Ada e Alfredo con i figli Ray, Ave e Frank.
La vicende legale all’emigrazione delle sorelle Natalini Ada (1902)
e Ida (1911) sono legate in modo inscindibile a quelle di Alfredo Capitanini;
infatti Ada e Alfredo si unirono in matrimonio a Pescia nell’agosto 1923.
Abbiamo incontrato Ida nell’ottobre 2000 nel suo appartamento di via Magnani,
nonostante avesse quasi novanta anni ci siamo trovati di fronte una donna
piena di energia, lucida nei ricordi e nella loro esposizione.
Ora Ada, Ida e Alfredo non ci sono piu’, ma la tradizione e i loro insegnamenti
aleggiano ancora nei locali dell’Italian Village di Chicago, in quella piccola
costruzione, stretta tra grattaceli sedi delle piu’ importanti banche americane
e dalle quali Alfredo rifiutò enormi cifre per la sua vendita. Nel 2007
sono stati festeggiati gli 80 anni del locale che è ancora gestito dalle
nuove generazioni dei Capitanini. Riproponiamo un trafiletto apparso sulla
stampa americana nel 1955 che ci illustra la ricercata e particolare estetica
dei locali e il semplice, ma accurato modo di proporre i piatti della tradizione
culinaria toscana e italiana in generale.
I paesi dell’Italia sono allegri e romantici, le strade riflettono i raggi del caldo sole mediterraneo, i vini si trovano sui muri dei giardini, un senso di amicizia e di benessere pervade la città.
Questa è l’atmosfera che Alfredo Capitanini ha trasportato nel suo ristorante al 71 W. Monroe Streeet a Chicago. Era il 1927 e il ristorante fu concepito con linee simili al “paese” italiano, esso si trovava nella porta accanto rispetto all’attuale collocazione, la quale venne assunta nel 1936. Nel 1945 acquistò l’intero edificio.
Alfredo Capitanini nacque in Brasile, ma assai giovane tornò all’originaria casa della sua famiglia, una cittadina ben conosciuta per le sue acque e le sue terme: Montecatini Terme.
A 25 anni compì il suo primo viaggio in America, raggiunse uno zio che operava nel campo della ristorazione a Monroe Street, il quale lo aiutò e così iniziò la sua carriera. Sebbene Alfredo fosse un membro della famiglia, iniziò dal basso come lavapiatti. “è l’unico modo per imparare questo mestiere”, sosteneva Alfredo che così ha insegnato anche ai suoi figli.
Quando nel 1927 diventò proprietario del ristorante decise di introdurvi l’atmosfera tipica dell’Italia, concependo gli interni con linee semplici, rilassanti, pervase da un senso di piacere.
Introdusse 17 ambienti, che rappresentavano alcune istituzioni come: la posta, la banca, la prigione.
Le cabine erano divise dal resto del ristorante per dare privacy ai clienti e i tavoli potevano ospitare dai 2 ai 12 commensali, mentre il ristorante con 50 tavoli da 2 a 4 persone.
Fu Livio Marcrini, concittadino di Alfredo a concepire e decorare gli spazi. Una delle specialità di Marcrini era l’illuminazione unica, oltre alle stelle brillanti del soffitto, con luci bluastre durante la sera e giallo-verdi.
Il livello più basso del ristorante, aperto nel luglio del 1955 venne chiamato: la Cantina, che è il nome generico con cui si indicano in Italia i locali come le osterie. Il nuovo ristorante rappresentava un ulteriore sviluppo degli elementi di qualità che si possono gustare nel tipico “paese” italiano. Il locale venne concepito da Marcrini come un’esatta replica dell’osteria conviviale italiana.
La stanza aveva supporti di legno, archi di mattoni e muri come se ne trovano nei basamenti delle costruzioni italiane; l’aria che si respirava nel locale era allo stesso tempo sofisticata ma non formale. Ogni cameriere poteva dare un’appropriata traduzione in inglese di alcuni detti italiani come: “un cibo senza vino è come un giorno senza sole”.
Dietro al bar c’erano immagini delle città d’Italia e rappresentazioni come: il giglio di Firenze, il leone alato di Venezia, tre viste panoramiche di ville romane e paesaggi di montagna del nord Italia. Il corridoio era la parte più interessante e ambiziosa della “casa”, la quale collegava la Cantina all’entrata principale di entrambi i ristoranti ed era composto da un muro di mattoni e finestre aperte, sulle quali erano esposte 18 qualità di vini italiani.
Inoltre, ogni finestra conteneva una mappa che mostrava la provincia dalla quale provenivano le bottiglie di vino, le quali erano circondate dai prodotti del lavoro artigiano e agricolo di quell’area. I ristoranti di Alfredo erano gli unici a possedere una così vasta scelta di vini italiani, inoltre possedevano una moderna e ben equipaggiata cucina in acciaio, la quale era il cuore del ristorante stesso, poiché secondo Alfredo il ristoratore deve conoscere bene la cucina e deve essere in grado di fare qualsiasi tipo di lavoro necessario.
Nel menù c’erano una serie di piatti italiani secondo le regioni: la fiorentina e i cannelloni, le principali specialità fiorentine, poi c’erano sei tipi di scaloppine di vitello, il tutto accompagnato dal Chianti; specialità tipiche di altri luoghi includevano: il saltimbocca imperiale alla romana, la vitella alla parmigiana e alla milanese, il pollo del Vesuvio, risotto con funghi, fritto misto e un grande assortimento di verdure. Inoltre erano disponibili tredici differenti combinazioni di spaghetti secondo la salsa, ravioli e incomparabili tortellini in brodo alla bolognese e minestre come: il minestrone e la zuppa alla pavese; senza dimenticare i dolci, incluso lo zabaione al Marsala. Entrambi i ristoranti offrivano bistecche e patatine secondo il menù americano. C’erano poi alcuni extra nel servizio come ad esempio il caffé espresso al tavolo.
Questo splendido cibo poteva essere servito nella sala privata denominata “sala marina” che contava venti coperti, tale sala si trovava dietro la sala principale ed era decorata con scene di viaggio nel Mare Nostrum, l’antico nome latino che designava il Mar Mediterraneo.
La scalinata che conduceva alla cantina era ornata di foto di stelle dell’Opera che spesso frequentavano i ristoranti di Alfredo durante la stagione operistica. E’ risaputo che tali persone amassero i cibi italiani, spesso poiché essi stessi erano italiani.
Non c’è ombra di dubbio che Alfredo Capitanini fosse un ristoratore di successo anche in tempi di depressione per gli altri operatori del settore.





