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Parlanti Adolfo
Adolfo Parlanti il giorno del matrimonio.
La nipote Parlanti Ana Maria ci scrive dall’Argentina.
Agli inizi del secolo scorso emigrò da Montecatini una famiglia, come tante altre, alla ricerca di nuovi orizzonti, portando i suoi bauli pieni di illusioni e speranze, tra essi, si trovava mio nonno che intraprese questo viaggio all’età di 14 anni in compagnia dei suoi genitori.
Non appena trovarono una sistemazione decisero di lavorare la terra, seminare e commerciare i suoi prodotti, ogni giorno cominciava di buon mattino con la prima luce dell’alba, trasportavano le frutta e le verdure al mercato locale con il barroccio trainato dai cavalli; lì vendevano o scambiavano i loro prodotti e poi andarono a vendere anche per le strade di Mendoza, dove diventò conosciuto come “ don Adolfo, l’ortolano”.
Molta gente lo conobbe anche come “lo straniero Parlanti” e molti lo chiamavano così alla fiera, e per tutti, mio nonno, è stata una persona nobile, rispettosa, che lavorava dall’alba al tramonto; così comprò il terreno, costruì la sua casa e formò una famiglia, mio padre, Armando, che l’accompagnava nei suoi lavori giornalieri mi raccontava della sofferenza per la morte di suo padre quando aveva solo 49 anni, egli aveva 21 anni e seguì coi compiti che suo padre l’aveva raccomandato.
Quando io ero ancora piccola, mio padre mi raccontava le storie vissute con il nonno che non si dimenticava mai di parlargli del suo paese, del calore della sua gente, dell’amore per la sua terra, il percorso giornaliero per le sue strade, delle marachelle con gli amici, sono sicura che abbiamo ereditato da lui e dai suoi ricordi il piacere di non disperdere le nostre radici, perché cosa sarebbe il nostro futuro se non conosciamo il nostro passato.
Io non conobbi il mio nonno ma, mi sarebbe piaciuto potermi sere sulle sue ginocchia ed ascoltare le sue storie, del suo viaggio in nave, dei giochi con i suoi compaesani, delle veglie che facevano per raccontarsi i loro sogni e per ascoltare la musica di qualche strumento e così passare giorni e notti interminabili.
Nel profondo del mio cuore, so che oggi mio nonno, attraverso questo ricordo, ritorna e continua ad appartenere alla sua amata Montecatini, che lui ne sentì tanto la mancanza.





