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Parlanti Guglielmo

Foto storica che racchiude il massimo dell’ospitalita’ e ristorazione montecatinese. Gino Degli Innocenti, Ricciardo Pucci, “Mino” Parlanti e Sirio Maccioni.

Guglielmo Parlanti detto “Mino” ci ha raccontato la sua storia personalmente, non per lettera ma a “viva voce”, documentando le parole con foto incantevoli, quasi a rafforzare la veridicità delle sue imprese, e non esagero a dire che ci ha tenuti inchiodati alla sedia per due ore, perduti e affascinati dalle sue “avventure”. Fra gli emigranti Montecatinesi Mino Parlanti è forse uno dei più conosciuti grazie anche al successo che ha riscosso in terra straniera attraverso quell’arte che insieme ai francesi ci distingue dal resto del mondo: la cucina.

La sua fortuna – lui racconta – comincia con una lettera spedita da ragazzino a Benito Mussolini “Il Duce” con la quale chiedeva che a lui, volenteroso studente, fossero accordati i mezzi per continuare gli studi dato che la famiglia non ne aveva le possibilità. Con grande sorpresa, sua, ma anche dei montecatinesi che conoscevano la storia, il Duce rispose, e rispose direttamente al Sindaco di Montecatini, tale Sangiusti di Teulada conosciuto e amato dai suoi cittadini per la grandezza d’animo e la bontà di cuore, il quale ben volentieri accordò all’allora undicenne Mino, le richieste da lui esposte nella lettera. Gli aprì addirittura un conto presso l’allora “Cartoleria Commerciale” consentendogli di frequentare abbastanza agiatamente le scuole.

In quegli anni conobbe il sindacalista Bonciolini (altro personaggio assai determinante nella sua vita) lui, lo avviò con i suoi consigli alla carriera alberghiera avviandolo a quella che sarebbe diventata la professione della sua vita. Il Parlanti, saggiamente, (o forse, come lui ricorda scherzando, in omaggio alla bellissima figlia del Bonciolini tale Sara, molto conosciuta per la sua bellezza) decise di seguire questi consigli e dopo una stagione passata a Montecatini, fu assunto in un albergo al Sestriere dove conobbe gli Agnelli.

Questi, lo presero a ben volere e gli proposero un impiego al famoso Hotel Principe di Piemonte di Torno, che lui ben volentieri accettò diventando così il più giovane maître. Da lì, grazie alle sue capacità passò al famoso Hotel Savoy di Londra, una meta, allora assai ambita per tutti gli operatori del settore. Al Savoy un albergo che contava milleottocento persone di servizio, e che ospitava per le loro leggendarie feste artisti di fama mondiale come, per citarne uno, Frank Sinatra, il Parlanti rimase per nove anni, racimolando un bel gruzzoletto visti gli stipendi, per quegli anni, decisamente alti.

Ma il suo sogno, comunque, restava quello di avere un’attività di ristorazione in proprio, per far conoscere finalmente anche agli inglesi le delizie della cucina italiana e cercare anche di sfatare quel mito ormai consolidato (che per lui era quasi una spina nel fianco) che era la cucina francese. Abbandonò così il sicuro posto al Savoy per lanciarsi negli affari. Ed ebbe successo.

Il suo primo ristorante il “Pinocchio” aprì nel 1954 con l’amico Galassi, conosciuto a Montecatini, dopo nel ’59 il “Versailles” con due soci Marino di Vita e il solito Galassi. Nel 1961 la realizzazione del sogno, l’apertura della “Dolce Vita” con Galassi e Otello Scipioni. Aperto nello stabile della Philip Morris “La Dolce Vita” incontrò subito grande successo. Si trattava quasi di una semplice trattoria, eppure era frequentata da clienti li lusso, giornalisti, scrittori, musicisti e soprattutto artisti di grande fama, i quali come ricorda Parlanti, cantavano spontaneamente, o, come il ballerino spagnolo Antonio, ballavano sui tavolini divertendo se stessi prima degli ospiti. E’ con grande orgoglio, e un po’ di nostalgia che Parlanti mostra le foto che lo ritraggono con Rod Steiger e Peter Sellers, grandi attori, e con i mitici Beatles.

Ma Parlanti non si ferma, nel 1967 è la volta del “San Frediano” uno dei ristoranti più conosciuti di Londra, poi ecco il “San Frediano Ovest”. Ancora, chiamando a raccolta alcuni amici Enzo Apicella (giornalista), Alvaro Maccioni di San Baronto e Lauro Resta, apre il Restaurant-Club dell’Aretusa anche questo all’insegna dell’informalità, ma ancora frequentato da personaggi di spicco, tra i quali anche Lord, duchi e membri della famiglia reali.

Sempre, in tutti i suoi ristoranti ha portato il meglio della cucina italiana e soprattutto toscana, trippa, ossibuchi, funghi, ogni volta serviti nel rispetto delle tradizioni. Dopo altre esperienze e l’apertura di nuovi ristoranti: l Porcellino”, il “San Domenico” e il “Santa Croce” il Parlanti è tornato alla sua terra, ed ora vive a Montecatini suo luogo natio ricordando con piacere gli anni e i successi passati e parlando con lui si ha la sensazione che il suo entusiasmo, la sua cordialità e la sua gentilezza siano stati il vero motore del successo che lo ha accompagnato negli anni vissuti da emigrante, e che gli ha consentito di portare un pezzetto d’Italia nel mondo.