A • BCD • E • FG • H • I • LMN • O • P • Q • RST • U • VZ

Rinaldi Rinaldo

Rinaldo Rinaldi (a sinistra) direttore all'United Services Club.

Il mio nome è Rinaldo Rinaldi. Sono nato Montecatini Valdinievole il 7 aprile 1933, da Tommaso e Ines Moncini. I miei avi sono schiettamente indigeni. Risiedevano nel paese già nel ‘500.

Sin da giovane, ho manifestato il desiderio di evadere e conoscere persone e luoghi nuovi; quindi vivendo in un posto di "Villeggiatura", era naturale intraprendere la carriera alberghiera, per far ciò, o per lo meno per farlo al meglio, era doveroso conoscere almeno le principali lingue: francese, inglese, tedesco. Non appena compiuto il diciottesimo anno, partii per Londra, e frequentai il Pitman’s College, dove imparai a parlare e scrivere correttamente l’inglese. Fu la volta di Parigi, dove presso l’Alliance Francaise, appresi un buono e corretto francese. Rimaneva il tedesco, che l’anno successivo studia presso l’Università di Monaco di Baviera.

Rientrato a Montecatini, mi fu concesso di lavorare, durante la stagione estiva, con qualifiche diverse, presso gli alberghi: Locanda Maggiore, Bellavista, La Pace, Le Ville, ed in seguito all’Helvetia di Firenze. Nel 1958, avendo conosciuto una ragazza svizzera, decisi di sposarmi e stabilirmi a Zurigo. In questa città lavorai per alcuni anni all’Hotel Central sino ad arrivare alla qualifica di vice direttore. Nel frattempo erano nati i miei due figli.

Il compito alberghiero mi impegnava molto, lasciandomi tra l’altro poco tempo da dedicare alla famiglia; non solo, ma era mio recondito desiderio, non fossilizzarmi in un unico lavoro. La monotonia della quotidianità non mi piaceva, quindi dovevo diversificare, in modo da avere una panoramica ben più vasta, per acquisire maggiore esperienze, possibilmente manageriali, nelle varie attività. Venni assunto da una banca, la Bank Leu, dove mi resi conto della serietà degli svizzeri nel gestire patrimoni altrui; (fra i miei compiti, la gestione del caveau dove transitavano ingenti somme). Non rimasi in banca per molto tempo. Una grande impresa di costruzioni, la Rieke Bauunternehmung, mi offrì un contratto con la qualifica di direttore del personale. Accettai ed acquistai una nuova esperienza.

Era il 1966; mio cognato, direttore delle vendite della Volkswagen di Montreal, (che in precedenza mi aveva parlato delle grandi possibilità di lavoro in Canada), conoscendo i miei trascorsi nell’attività alberghiera, mi propose un contratto di lavoro come Chef de Reception all’Hotel Hilton di Montreal. L’incognita non era da sottovalutare; tenuto conto che in quel periodo, in Svizzera, un fattore estremamente negativo era dato dalla difficoltà per un cittadino straniero di assurgere ad incarichi elevati. Ma il miraggio di un futuro migliore per tutta la famiglia, ebbe il sopravvento, ed accettammo la proposta.

Passato il primo momento di euforia, ci rendemmo conto che il passo che ci accingevamo a fare non era dei più semplici. Cosa avremmo incontrato in un paese così nuovo? Quali difficoltà, oltre che per noi e per i ragazzi avrebbe portato l’impatto con un ambiente nuovo? Quanto avrebbe pesato la distanza dei propri familiari?

Il dado era tratto, ed alla fine di luglio del ’66 ci imbarcammo a Le Havre sul transatlantico “Franconia” della Canard Line destinazione Montreal. Il tempo bello, il mare calmo, facevano sembrare il viaggio, particolarmente ai bambini, una crociera rilassante. A bordo vi erano diversi emigranti, ma nessuno italiano; in tutti, all’inevitabile sorriso si leggeva in viso una innegabile tristezza per quanto avevano lasciato. Cercai di fare coraggio ai familiari ed a me, pensando che ormai il passato non ci apparteneva già più.

La nave Franconia, con cui la Famiglia Rinaldi, nel 1966, raggiunse il Canada.

Dopo sette giorni arrivammo a Montreal; mio cognato era a riceverci. Il primo impatto fu deludente; la zona portuale alquanto trasandata, sporca, mi fece subito rimpiangere l’ordine e la pulizia svizzera; poi una volta sbrigati gli obblighi doganali, man mano che attraversavamo la città, avvicinandosi alla zona dove mio cognato aveva fissato il nostro appartamento, ci rendemmo conto che la città era bella, creata con criteri edilizi moderni, quindi, dopo qualche difficoltà, ci saremmo ambientati. E le difficoltà non tardarono ad arrivare.

Avrei dovuto prendere servizio all’Hotel Hilton[1], ma nel frattempo il direttore che mi aveva virtualmente assunto, e aveva lasciato il posto in albergo, per assumere, con la qualifica di direttore generale l’incarico alla United Services Club, un ambiente per ufficiali superiori delle tre forze armate canadesi. Egli, consapevole del mio passato nella carriera alberghiera, volle fermamente che lo seguissi nel nuovo lavoro. Accettai, ma come dicevo, l’inizio fu subito duro, poiché l’amministratore precedente, licenziato, per rappresaglia aveva fatto sparire alcuni libri contabili.

L’evento mi mise subito in difficoltà.[2] Fortunatamente la contabilità usata, era da me conosciuta quindi, avvalendomi dell’aiuto di alcune impiegate, riuscì in breve tempo a mettere tutto in ordine, con particolare soddisfazione del direttore generale che mi aveva assunto e con il quale ero diventato buon amico. Ma le avversità erano solo all’inizio. Dopo qualche settimana, entrambi i miei piccoli si ammalarono, e fummo costretti a ricoverarli al Doctor’s Hospital. Naturalmente non erano gli ospedali di oggi, ed un inconveniente derivava dal fatto che i bambini con conoscevano la lingua. Fummo costretti a cambiare ospedale, ed una volta ristabiliti poterono cominciare a frequentare la scuola.

Queste, ed altre difficoltà che non sto a far presente, anziché avvilirmi e scoraggiarmi, mi spronarono ad affrontare con maggior lena l’avvenire, che ero certo doveva concedermi maggiori soddisfazioni. Il Canada, terra giovane, era sovrabbondante di opportunità notevoli, e per di più Montreal era in quel periodo la capitale degli affari.

Dopo due anni, il direttore generale, lasciò l’incarico per andare a dirigere un Club privato di golf; il Consiglio di Amministrazione, con mio grande gradimento, mi propose di assumere la direzione, che accettai di buon grado. Gli anni che seguirono divennero, per ragioni politiche, molto difficili per la provincia del Quebec[3] le elezioni avevano portato al potere un partito francofono secessionista. Nel 1970 una sommossa provocò l’uccisione di un ministro e il sequestro di un diplomatico inglese.

Per stabilire l’ordine, fu necessario l’intervento delle forze armate; la calma ritornò, ma l’economia generale subì un duro colpo. Molti frequentatori del Club, anglofoni, forse i più facoltosi, lasciarono la città, e quindi anche il Circolo subì una sensibile defezione.

Trovandomi in una posizione di ottimo rilievo, avevo avuto il modo di conoscere personaggi influenti nell’economia nazionale, persone che a loro volta avevano avuto l’occasione di giudicare il mio operato. Fu così che nel 1974 mi venne offerto il posto di direttore responsabile della logistica di una grande compagnia specializzata in servizi di assistenza, per accampamenti di lavoratori nel campo minerario, ferroviario ed elettrico. Accettai, per spirito di avventura.

Iniziai subito organizzando gli alloggi e la ristorazione di un accampamento di lavoratori, in una miniera di ferro a cielo aperto che si trovava in Labrador.

Fu l’inizio di una grande avventura. Qui mi resi conto di quanto sacrificio costi la scuola dell’esperienza. E’ oltremodo duro vivere le difficoltà che si possono incontrare lavorando in un territorio, dove la natura è così ostile all’uomo, sia per le temperature molto rigide, e per la lontananza dai centri abitati. Il trasporto e l’occorrente per il mantenimento in sede degli uomini, il materiale per il lavoro e delle provviste alimentari era quanto mai impegnativo.

Dopo aver superato positivamente e brillantemente tutte queste difficoltà, venni trasferito con la qualifica di direttore dei progetti logistici, alla Baia James, che si trova nella parte sud della Baia di Hudson, ancora nel Gran Nord del Quebec. In questa terra, ancora allo stato vergine, si stava sviluppando uno dei progetti idroelettrici più grandi del mondo. Ero responsabile di 28 accampamenti disseminati in un territorio, tundra, grande due volte l’Italia.

Non esistevano strade, né villaggi, solo orsi e qualche sporadico raggruppamento di indiani Cree, che nel nomadismo vivevano di caccia, pesca e cattura di animali da pelliccia. Negli accampamenti che ovviamente dovevamo creare, venivano alloggiati geologi, ingegneri, geometri, tagliatori di boschi e guide indiane. Il loro lavoro consisteva nello studio e sondaggio del terreno molto ricco di materiali, tra i quali l’oro, il ferro e più che altro uranio. Buona parte di questo terreno, a lavori ultimati, sarebbe divenuto un grandissimo bacino idrico, necessario a ricevere acqua per la gestione di quattro gigantesche centrali elettriche.

La creazione di questi accampamenti, l’accompagnamento in sede, il rifornimento di tutto ciò che occorreva loro per il lavoro e la sopravvivenza, avveniva tramite aerei, dove era possibile creare una pista di atterraggio, con elicotteri, e con grossi gatti delle nevi.

Non era facile per me vivere in un ambiente così avverso, costretto a continui spostamenti che facevo solitamente in elicottero. Il mio compito non era lieve, era quello di far sì che questi accampamenti fossero gestiti al meglio, senza far loro mancare assolutamente nulla di tutto ciò che potevano necessitare, affinché la loro missione si svolgesse nel tempo programmato, senza subire alcun ritardo.

Come è facile immaginare, non mi sono mancati i problemi, che ritengo aver assolto in ogni dove, brillantemente; di ciò che sono orgoglioso, poiché mai si sono verificati rimarchevoli disguidi o lamentele al riguardo. Nel 1980, al termine dei lavori del Grand Nord, rientrai a Montreal, reinserendomi con facilità nella vita cittadina. Mi venne subito data la possibilità di riprendere il mio iniziale lavoro. Il Consiglio di uno dei più esclusivi Club di Montreal, IL Mount Stephen Club, mi offrì il posto di Direttore Generale. Accettai e lì sono rimasto fino al 1994. Giunta l’età del pensionamento, ho valutato opportuno chiudere la mia vita lavorativa, che ritengo sia stata sufficientemente avventurosa.

Attualmente vivo alcuni mesi in Italia; a Montecatini ho mia madre, una casa, molti parenti e vecchi amici di gioventù. Durante la primavera trascorro qualche mese al sole di Gran Canaria, dove a San Augustin posseggo da tempo una casa. In autunno, rientro a Montreal per accudire e preparare al rigido inverno la casa, e le belle piante che ho nel giardino. In Canada vivono tuttora i miei figli.

[1] L’impegno era stato assunto da mio cognato direttamente con il direttore del personale.

[2] In Svizzera avevo frequentato un corso per amministratori.

[3] Montreal fa parte della zona francese del Quebec.