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Aldo Silvestri.
Silvestri Aldo
Uno dei ringraziamenti più diffusi che abbiamo ricevuto in seguito alla nostra richiesta di notizie e testimonianze dagli "emigranti" contattati è stato quello di non essere dimenticati. Alcuni dei nostri corrispondenti lo hanno espresso in apertura di lettera, confortandoci in questa nostra iniziativa, che poteva anche risultare non gradita ai tanti che ormai considerano il loro status di emigrante come un momento ormai dimenticato. Aldo Silvestri dal Sud Africa ci scrive:
La sua lettera del 19 del mese di agosto, mi ha fatto tanto piacere e per più di una ragione. Una delle ragioni e forse la più importante è il sapere di non essere dimenticati, di non essere solo un numero in una scheda anagrafica ed infine di sapere che c’è ancora qualcuno che ha a cuore l’origine umana del suo concittadino od ex concittadino e per questo la voglio ringraziare anche a nome di coloro che non lo faranno perché non si sono ancora resi conto dell’importanza di tutto questo o per insensibilità.
Per mia esperienza so che non c’è da preoccuparsi per quello che riguarda la perdita del senso della propria origine, l’integrazione non è quasi mai totale nell’emigrato o nei suoi discendenti, un esempio è il più grande dei miei figli che trovandosi in Pretura per un incidente stradale, alla richiesta del Magistrato circa la sua nazionalità rispose senza pensarci su “sono italiano”, ma lui è nato in questo paese dove è cresciuto ed ha ricevuto la sua educazione.
Il viaggio, il mezzo di trasporto, il motivo per il quale ho deciso di emigrare non credo che siano diversi da quelli di tanti altri emigrati; la volontà di ricominciare da capo, di avere un lavoro sicuro, la speranza di fare fortuna in una terra dove tutto è nuovo, lontano dalle abituali distrazioni in parole povere una vita nuova.
Il primo impatto in questa terra, invece, penso che sia stato del tutto fuori dal comune: arrivato all’aeroporto ci hanno ci hanno trasportati con un autobus dell’ufficio immigrazione e da qui ad un albergo, forse il meno raccomandabile della città. Questo albergo era così malmesso e sporco che io e la mia compagna di viaggio decidemmo di andare a soggiornare altrove.
Ostacolo numero uno, io e la mia compagna (che poi sarebbe divenuta mia moglie) non avevamo benché minima conoscenza delle lingue parlate in questo paese, così, cercando a gesti di farci intendere e tirando ad indovinare il significate di quello che ci dicevano siamo entrati in un albergo dall’apparenza decente, ci siamo seduti al ristorante e abbiamo cercato di ordinare un pasto, fortunatamente il cameriere comprese che eravamo italiani e andò a chiamare il direttore dell’albergo, anche lui italiano, il quale venne in nostro aiuto e fin qui tutto normale, se non che alla fine del pasto si sentì in dovere di dirci: “figli miei, dove siete venuti, cosa ci siete venuti a fare in questo paese, qui se non piove è una siccità che fa morire tutto e se piove è un’ alluvione, in questa terra i fiori sono bellissimi ma non hanno profumo, la frutta ha tanto profumo, ma non ha sapore“.
Fortunatamente, malgrado quello che ci disse il direttore dell’albergo, la verità è anche che questo paese offre tante possibilità che forse non avrei avuto in Italia, sono arrivato in questo paese dove vivo da trenta anni, con una licenza di quinta elementare, ho conseguito qui la licenza di terza media (italiana) e ho studiato ancora fino ad ottenere il diploma di perito tecnico industriale in elettronica.
Sono stato apprezzato e rispettato, quando alla fine dello scorso anno, per ragioni di salute ho lasciato il mio lavoro dopo ventidue anni di servizio, ero a capo del dipartimento di elettronica nell’industria dove ero impiegato, la posizione più alta raggiungibile senza una laurea in ingegneria. Rapporti con la terra d’origine, cosa è rimasto in me della mia città : tanta nostalgia, tanta tristezza, un pacco di cartoline comprate in fretta al momento della partenza, tutte sdrucite dal guardarle e riguardarle, qui bisogna dare ragione al buon Edoardo Spadro che ha saputo esprimere così bene questi sentimenti nella sua canzone dedicata a Firenze.
I ricordi; il mio nonno paterno mi diceva sempre che il colle di Montecatini Alto è il più bel colle del mondo, io non capivo, è possibile ? Mi domandavo, lui ha girato tutte le Americhe, è stato in Africa, è mai possibile che non abbia mai visto un colle più bello ? Ora lo so, sono arrivato a comprenderlo, nel cimitero di Montecatini Alto sono sepolti suo padre e sua madre, suo nonno e tutti i suoi avi, solo Dio sa per quante generazioni, non a caso ho lasciato scritto che quando sarò passato a miglior vita le mie ceneri devono essere sepolte a Montecatini nel “nostro cimitero”.
Lo sa lei, che la via Arcibaldo Giannini è intestata al fratello di mia madre ? Sulla busta che lei mi ha mandato c’è un’impressione artistica del Municipio di Montecatini, questo mi ricorda che nell’ingresso del Municipio c’è una lanterna tipo ferro battuto, quella lanterna viene dal Sud America, il mio nonno materno Giovanni Giannini la portò al suo ritorno dall’Argentina e la istallò quando fu costruito il Municipio.
Le passeggiate a Montecatini Alto per la scorciatoia che forse ora non esiste più con le fermate a mangiare lo more di rovo, ci sono ancora ? Vorrei sapere se lei ha mai fatto il bagno nel fiume Nievole, vanno ancora i ragazzi a bagnarsi nel bozzone? E’ lì che io ho imparato a nuotare, mi buttarono nell’acqua e così “o bè o affogà”.
Seguire la vita italiana non è facile specialmente quella politica, ma io ho un’istallazione radio che mi consente di ascoltare i programmi italiani quasi tutto il giorno, per quanto riguarda la cucina potrei tracciarvi, come d’altronde quasi tutti gli italiani all’estero, una cartina dei ristoranti italiani e delle pizzerie, andare a pranzo in un ristorante italiano è come sentirsi più vicini a casa”
Aldo, il 03 aprile 2007 ha lasciato la vita terrena e sappiamo che la sua volontà è stata rispettata.





