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Tacchi Raffaello

LIBRETTO POSTALE

IN AUTO A MONTECATINI

DIMOSTRAZIONE DI TRATTORI IN UNA FATTORIA A MONTECATINI ANNI 1921-1923

Il signor Raffaello Tacchi salì alle cronache per un fatto davvero eclatante, prestò al Comune di Montecatini i soldi per fare l’acquedotto. Del fatto non si può dubitare. Il figlio Vittorio esibisce, infatti, copia dell’atto, redatto il giorno 12 dicembre 1926, alle ore 15, e firmato dall’allora commissario prefettizio Guido Guidi. Nell’atto il rappresentante del Comune dichiarava la propria gratitudine, giacché l’offerta consentiva la realizzazione di opere pubbliche “di assoluta ed impellente necessità”, alla cui esecuzione non poteva essere provveduto con le “ordinarie risorse del bilancio”. Si trattava di cinquecentomila lire e non c’è bisogno di rilevare quanto la somma fosse per i tempi importante: con sette/ottomila lire si comprava casa e podere. Viene allora legittima la curiosità di sapere qualcosa di più di questo personaggio, soprannominato maliziosamente per il suo denaro “pipidoro” che aveva appena ultimato sul viale oggi 4 Novembre e proprio a ridosso del parco, una splendida villa, disegnata dall’arch. Brizzi (lo stesso del Comune) ed eseguita dal muratore Corvaroli, detto “ciuffino”: alle finiture, sgabelli e statue da giardino, in terracotta invetriata, aveva lavorato addirittura Galileo Chini e le storie raccontano che fu abitata nell’immediato dopoguerra, per circa un anno, da Vittorio De Sica con Maria Mercader. La famiglia Tacchi era originaria delle Cerbaie/Massarella e della zona di Galleno, ma già il padre di Raffaele, Emilio Tacchi era nato a Montecatini nel 1863. La madre Maddalena era un’innocentina: e commuove il minuscolo libretto che ne attesta la nascita nel 1855. Uomo di grande volontà ed intelligenza, Emilio Tacchi faceva il sarto, il barbiere e l’albergatore all’occorrenza. Aveva un albergo in via Mazzini, uno di quegli alberghi che ogni anno cresceva di qualche stanza, secondo l’andamento della stagione, nel 1909 avrebbe avviato con l’Impresa Bonaccorsi la costruzione del Minerva, sempre sul viale IV Novembre, all’angolo con viale Spatz e Suardi. Inoltre gestiva un bar centralissimo, poi scomparso, che era in piazza, nel luogo del negozio Punzo e della discoteca. Sua moglie Giusta Cioci gli aveva dato sei figli: Emma sposata a Leopoldo Del Rosso, Pietro che si era sistemato a Montecatini Alto in un podere proprio sotto le mura e detto “il Paradiso”, Pia sposata ad Aladino Niccolai, Ezio sposato con Luisa Mazzoni, Nello sposato con Nella Biagini e Raffaello sposato ad Iris Di Vita. Raffaello era nato nel 1891 ed era vissuto a Montecatini, dando una mano al padre nei suoi molti mestieri, fino al 1909 quando in seguito a vicende di famiglia si vide costretto ad emigrare in Argentina; aveva coraggio, ma tanta malinconia. A Buenos Aires si sistemò in casa di amici, al Circolo Italiano “appuntava” le partite al biliardo. Un certo Spadoni che faceva il tassista gli insegnò a guidare la macchina. Con questa esperienza poté impiegarsi alla Fiat, riceveva le automobili, le andava a consegnare in mezzo a campagne sterminate e restava con l’acquirente un mese e più per insegnargli a guidare. Era una vita straordinaria, avventurosa e soprattutto ricca di guadagni, quale non avrebbe mai pensato di poter vivere. Ben presto entrò nel campo dell’usato, che si rivelò fecondissimo. L’inesperienza della gente la indiceva ad abbandonare le macchine, che con pochi accorgimenti potevano essere messe a punto. Così nel 1911 aprì il primo negozio di pneumatici a Buenos Aires. Dall’Expo di Parigi, nel 1913, riportò il primo compressore, che parve una macchina infernale. Quando ritornò a Montecatini nel 1919/20 era già ricco. Tuttavia prese per tutta la lucchesia la concessione della Ford e dei trattori Fergusson, affidando la gestione del negozio ai fratelli richiamati in Argentina. Ormai divideva la propria vita fra i due stati. A Buenos Aires gli nacque nel ‘27 il primo figlio Roberto, architetto, nel ‘28 a Montecatini il secondo figlio Vittorio, esperto in ingegneria aeronautica. Ma intanto dai pneumatici e dalle automobili Raffaello Tacchi era passato all’edilizia, Nel ’35 costruì a Buenos Aires un mercato modello, ancora in proprietà, con i frigoriferi per produrre il ghiaccio. Poi fu la volta di grandi lottizzazioni, Nel ’40 da Buenos Aires si trasferì a Cordoba. I figli vivono ancora in questa città ed oltre ad operare nel campo immobiliare ed a curare la rendita delle enormi proprietà svolgono importanti attività agricole, forestazione, rimboschimento, allevamento del bestiame. Per dare l’idea della loro potenza economica si dirà che l’ultimo acquisto è una fattoria di trecentosessanta ettari. Ma commuove e conforta il vedere quanto e come, a distanza di tanti anni, ricordino la loro città di origine, quanta cura dedichino alle carte di famiglia. Di tutte le operazioni finanziarie compiute dal padre, quella dl prestito al Comune di Montecatini pare loro la piu’ meritoria.