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Toci Primo

Dal nipote Toci Ruben Mario abbiamo ricevuto questa e-mail il 14.10.2002.

Ciao o come diciamo noi “hola” … Non so se conosci questo paese che è meraviglioso, generoso e molto grande, con un clima bene definito in ogni stagione, enormi distese di terra non sfruttata ancora completamente, con abbondanza di prodotti ed esportatrice in molti paesi del mondo, ben amministrata e con lavoro per tutti fino a 10/15 anni fa. Dopo, dal governo democratico che seguì a quello militare ogni cosa cambiò in peggio, soprattutto per la classe media operaia che cominciò ad avere maggiori incertezze poiché aumentarono i licenziamenti.

Tutto ciò a partire dall’anno 1989 con Menem; inoltre si diede il via ad una serie di privatizzazioni delle principali imprese, ora in mano a capitali stranieri, di qui il conseguente cambio, un governo assai corrotto che aumentò il numero dei giudici della Suprema Corte di Giustizia che facevano parte del suo entourage. Essi si trovano ancora oggi nelle piu’ alte cariche, una fetta consistente compone il Congresso della Nazione e approva le leggi piu’ convenienti per se stesso.

Tutto ciò. Quindi, portò ad un sempre maggiore livello di disoccupazione, innalzamento della criminalità nelle strade e insicurezza per gli abitanti. Questa è la situazione attuale, senza entrare nei dettagli, come immaginerai non si riesce a vivere in pace e per questo aumenta l’interesse di ripercorrere il cammino affrontato dai nostri avi, con molto dolore, ma è così. Tutti i paesi del mondo non riescono a comprendere ciò che succede in Argentina.

Gli emigranti come mio nonno Primo che arrivò, come molti altri, in Argentina dopo un lungo viaggio senza sapere dove sarebbe sbarcato, con poche semplici cose dentro una bisaccia, vissero come potevano, in case di fortuna, mangiando ciò che trovavano, a volte lasciando il panino del loro pranzo per i bambini che andavano a scuola. Dedicavano le loro forze al lavoro e alla costruzione di un avvenire.

A casa di mio nonno materno abitarono molti italiani che arrivarono in questo paese. Egli visse, lavorò e si sposò in Argentina, ebbe quattro figli, andò in Italia per partecipare come volontario alle due Guerre Mondiali, dalle quali ritornò sano e salvo e morì malato nella sua casa. Questa è un po’ la storia di tutti gli emigranti.

La maggior parte della popolazione discende da italiani e dagli spagnoli. Queste storie sono sconosciute ai giovani italiani, sarebbe importante poterle tramandare affinché essi abbiano coscienza del grande sacrificio affrontato dai loro antenati : lontani dalle loro città, dal paese natale, dalle loro famiglie, dalla loro lingua e dalle radici. In Argentina furono ben accolti e vissero senza alcuna differenza sociale con la popolazione del luogo.