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Tommei Remo

Rendere proprio un altro Paese

All'età di 17 anni Remo Tommei prese quella che risulterà la prima decisione veramente fondante della sua vita; perché tutta la sua vita verrà solcata da ferme decisioni, così come verrà dimostrato dai fatti. Il 3 settembre 1926 si imbarca da solo nel Re Vittorio, dove gli viene assegnato un letto a cuccetta e una razione alimentare da terza classe. Egli fu l'ottavo passeggero a mettere piedi in suolo argentino il 23 settembre, e probabilmente sia proprio in quel momento che abbia cominciato a fendere quella lontana terra con le sue radici, che risulteranno il profondo sostegno di un albero forte, e di abbondanti frutti. Tramite il cognato Guido Tempesti, marito di sua sorella Rita, che abitava da tempo a Buenos Aires, e ormai aveva dei rapporti con importanti membri del Parlamento, Remo riesce a cambiare la sua data di nascita in modo di averne subito 18 anni. Lavorare diventa la sua ossessione, e "maggiorenne" può cominciare a farlo. Il suo primo lavoro è presso la compagnia elettrica Italo-Argentina, con sede nel quartiere di Barracas. Il ragazzo abita per un breve periodo con la famiglia, ma non appena ci riesce, si sposta da solo in una pensione in centro città. La popolazione immigrante a Buenos Aires all'epoca è enorme, e tutti cercano il modo di progredire. Ogni giorno, dopo il lavoro, Remo cerca qualche altro modo di aumentare i risparmi. Allora, e in una taverna presso la pensione conosce Aristotele Onassis, fuggito anche lui della guerra, che lavora da lavapiatti. Il greco, ambizioso pure lui, vende delle sigarette che confeziona con un tabacco leggero fattogli arrivare dal padre via mare. Remo scopre l'opportunità di avere un altro guadagno e comincia a vendere delle sigarette per Onassis. Ma non si ferma: i fine settimana comincia a frequentare una casa d' asta e lavora combinato col banditore, facendo finta di essere interessato, ed elevando i prezzi. Un ingegnere della Italo-Argentina incoraggia Remo a studiare di notte, e prepararsi così per un lavoro più redditizio. Nel 1930 comincia a lavorare nella Air-France. Buenos Aires non aveva ancora un aeroporto, quindi gli aerei francesi usavano il campo di aviazione di Pacheco, un paesino di provincia, per distribuire la posta europea sia in Argentina, che nei Paesi vicini. Remo diventa l'anima della società: lavora da elettricista, radiotelegrafista, ed è pure lui che riceve il primo aereo ad attraversare l'Atlantico, pilotato da Mermoz. Quando il Graf Zeppelin arriva a Buenos Aires, Remo lo accompagna in aereo e riesce a testare, per la prima volta, un sistema che aveva inventato, e che trasformava le onde corte in onde lunghe, stabilendo contatto sia con il continente, che con il dirigibile. In quelli anni Remo conosce Antoine de Saint Exupery, allora Capo del Traffico Aereo dell´aeroporto. Prima dell'inizio della seconda guerra mondiale, Air France consegna gli aerei all' Argentina e si costituisce la prima linea aerea argentina: Aeroposta. A quel punto, Remo diventa uno dei “pionieri dell'aviazione argentina”. Nel 1939 sposa Antonia Palaia e si spostano in un paese di periferia, di nome La Lucila; è in questa casa che nasce il primogenito, di nome Arnaldo. Remo aveva lavorato duro, e finalmente riesce a comprare un terreno di fronte alla stazione del treno, nel quale costruire una nuova casa. Il palazzo è a due piani, con la facciata in pietra, solida come i suoi scopi. Adesso quella zona è diventata il centro commerciale della città grazie, tra l'altro, al suo contributo da residente del quartiere. Il palazzo continua tale e quale; attira l’attenzione per la bellezza, e sembra essere stato costruito a sua immagine e somiglianza: forte e durevole, capace di attraversare generazioni. Si sono spostati in quella casa con Arnaldo ancora piccolo, ed è lì che sono nati Alberto e Bruno. Antonia, donna del sud, lavoratrice e ferma, avvia con suo fratello prima una ferramenta (alla quale lavoreranno pure i figli) e dopo una pellicceria, nella quale rimaneva a lavorare fino a tarda notte. Negli anni 40, con l'arrivo del “peronismo”, la Aeroposta licenzia tutti gli operai non argentini, e anche Remo diventa disoccupato. Ma neanche questo lo ferma; eseguirà diversi lavori senza mai abbassare le braccia. Due o tre anni dopo, conoscendo le sue capacità come elettricista, lo cerca la Lutz, una società importatrice di attrezzature a raggi X, e la prima azienda argentina a fabbricare questi apparecchi. È a questo punto che Remo, lavoratore instancabile, comincia a stabilire le fondamenta della futura azienda di famiglia. A Lutz e sempre grazie alla sua capacità e dedizione al lavoro, diventa subito capo di uno degli uffici dell’azienda. Era l'inizio dei Raggi X di fabbricazione argentina e un brasiliano, il Dr Abreu, aveva inventato un attrezzo di studio massivo, che non era riuscito a fabbricare perché la sua idea era stata rifiutata sia in Europa, che negli Stati Uniti. Quando arriva in Argentina, sia Lutz che i responsabili del corpo di sanità dell'esercito argentino si interessano subito. La tubercolosi era ancora epidemica, e l' esercito voleva incorporare quegli apparecchi per la revisione fisica massiva dei nuovi soldati. È così come Lutz, sapendo che contava con la efficacia di Remo, accetta la commissione affidatagli dall' esercito, e compone le prime due “macchine Abreu” al mondo. Remo era riuscito, con una camera a 16mm e 4 schermi sensibili ai raggi X, a fabbricare i primi apparecchi capaci di fare controlli massivi di radiografie di torace. Questi modelli, anni dopo e perfezionati dagli americani, furono usati in tutto il mondo fino a qualche anno fa, quando sono comparsi gli apparecchi a bassa radiazione. Qualche anno dopo, Remo si rende indipendente; lavora alla riparazione, manutenzione e messa in servizio di impianti di ospedale. Intanto, con un altro compagno di lavoro, cominciano a fabbricare attrezzi mobili, e riescono a costruire i primi due a grande potenza: 30kw. La Lucila aveva cominciato a crescere e la popolazione aumentava. La terra non era molto assorbente e provocava frequenti inondazioni, al punto che l'acqua scendeva fino al quartiere, allagando le case. Egli capiva lo sviluppo che aspettava alla zona e comincia a gestire la costruzione sia di diversi canali di soccorso che portassero l'acqua verso il fiume, che del sistema di drenaggio pubblico, che l' arrivo del trasporto pubblico al quartiere. Come al solito, insistendo, ci riuscì. Ormai la famiglia è stabilita e i figli cominciano la propria strada. Arnaldo è avvocato, Alberto gestisce la ferramenta e Bruno comincia a lavorare con Remo. La prima bottega si trovava nella casa di via Debenedetti, a fianco della casa della famiglia. Ma, man mano che la domanda continuava a crescere, sia lui che Bruno decisero di comprare un terreno nella città di Martínez. La fabbrica, GBA Rayos X fu costruita in quattro tappe diverse, ma sin dalla prima spostarono la bottega al di fuori della casa e aprirono degli uffici. Gli inizi, come al solito, furono duri. L' edificio sembrava enorme, e pensavano che non sarebbero mai stati capaci di riempirlo; ma pochi anni dopo, il posto risultò insufficiente, e dovettero comprare un altro terreno per ingrandirsi. A questo punto Bruno convocò Alberto perché venisse a lavorare con loro. Remo sa che all' estero ci sono più mezzi e progresso, e quindi viaggia, osserva, impara, studia e stabilisce contatti all' estero. Di ritorno porta sempre delle novità, e cerca di implementarle. Gradualmente Remo comincia a delegare questa responsabilità su Bruno, e fino ad oggi, GBA Rayos X è una delle uniche ditte del Paese in cui un figlio segue i passi del padre. A Remo dispiaceva la domenica: non si andava a lavorare, e il lavoro era il motore della sua vita. Bruno non poteva credere il padre quando un giorno gli disse che non era mai mancato a nessun lavoro. La eccezione era stata una volta che si era tagliato un dito e doveva andare in ospedale per evitare una infezione. Gli chiese se non era mancato a lavoro neanche quando erano nati i figli. La risposta fu determinante: “e perché restare? io non dovevo far nulla”. Remo non aveva limiti. Continuamente cercava e proponeva delle nuove idee, e continuò così fino all' ultimo giorno. Uomini come Remo, immigrati arrivati senza niente, ma con la cultura del lavoro incorporata nella loro genetica, fecero dell'Argentina ciò che è diventata, e ciò che vuole continuare ad essere. Questo ragazzo montecatinese, arrivato da giovane, che modificò la propria età per poter lavorare, non modificò invece mai il pensiero secondo il quale lo sforzo, la dignità e la persistenza non sono negoziabili.

La fabbrica GBA