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Zei Bruno

New York 1956, Bruno Zei al Central Park.

Bruno Zei ci scrive il 12 agosto 1998 per raccontarci la sua storia:

"Sono un “bagnaiolo”, il termine viene da quelli discendenti dagli antenati che vivevano a Montecatini quando la città era chiamata Bagni di Montecatini e credo che questo era prima della fine del 1800. Proveniente dalle “Casette” che sono lì prima di arrivare alla salita del “Bonfanti”.

La mia prima venuta in America non fu premeditata, ma durante il periodo del mio lavoro come cameriere all’Hotel La Pace, ebbi occasione di andare a fare delle crociere durante l’inverno del 1955 alle Antille. Partendo da Genova il 12 dicembre 1955 e arrivando a New York il 21 dello stesso mese. Da lì, insieme ad altri montecatinesi, si fecero circa sei crociere.

Durante il periodo d’imbarco e sbarco dei passeggeri, si era a New York per due giorni e così si passava il tempo visitando quei montecatinesi che noi conoscevamo. Io e Sirio Maccioni assieme a Cesare Nencini decidemmo alla fine delle crociere di rimanere a New York per un paio d’anni per imparare la lingua che era necessaria al nostro mestiere e nello stesso tempo imparare l’uso culinario americano.

Io e Sirio prendemmo un appartamento nell’Hotel Stanford i cui proprietari erano i Moschini che erano venuti in America tanti anni prima di noi. Loro furono quelli che ci convinsero a restare qua. Dopo qualche mese ci decidemmo di cercare la residenza permanente dato che il lavoro stesso e i guadagni erano molto superiori di quelli fatti in Italia.

Dopo due anni mi sposai con una ragazza americana e da questo matrimonio nacque una figlia chiamata Karen (nata il 22 novembre 1959). Da New York, dopo qualche anno mi spostai a Norwich perché la vita cittadina non andava bene a mia moglie che era nata e cresciuta in campagna. Il nome di mia moglie è Helen. Mia figlia si è sposata e ha due figli maschi: Robert e David Kennon. Dopo che mi spostai da New York, frequentai dei corsi serali a un’Università locale per dirigenti di supermercati e ho continuato in questo mestiere fino a che non sono andato in pensione. Come vede, la mia vita qua in America non è stata molto interessante come quella del mio amico Sirio Maccioni. Ognuno di noi, abbiamo le nostre ambizioni e le mie non erano prevalenti come quelle di Sirio.

In una seconda lettera il signor Zei, torna a parlarci dell’Hotel Stanford indicandolo come un punto di riferimento per i montecatinesi che arrivavano a New York, ricordando che Danilo Moschini (proprietario) offriva la sua Cadillac ogni qualvolta ce ne fosse bisogno, fossero matrimoni o battesimi o funzioni civiche.

La sig.ra Maria era solita invitare lui e Sirio Maccioni per pranzi domenicali e a tal proposito, riporta un episodio divertente: quando il Nunzio Papale si recò a New York fu invitato a cena dai Moschini, la sig.ra Maria si dimenticò che era venerdì e fece della carne, quando si accorse dello sbaglio, si scusò ed erano pronti a portarlo in un ristorante, ma il Nunzio disse che quando era in viaggio, il Papa lo assolveva da queste intransigenze."